"Dio, il Signore è nostra luce" Sal. 118,27

[Essenza e Energie divine] [La divinizzazione dell'uomo] [Il Filioque]
[Preghiere tratte dai Padri della Chiesa]  [Link]
[Ecumenismo e dialogo interreligioso]

 

Tomo aghioritico

La nozione biblica della luce 

 

La teologia dell'esicasmo

 

Gregorio il sinaita

 

Giovanni Climaco

 

Sull'esicasmo

 

La preghiera esicasta

           

Silvano del Monte Athos

 

 



"La sua potenza divina ci ha fatto dono di ogni bene per quanto riguarda la vita e la pietà, mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la sua gloria e potenza. Con queste ci ha donato i beni grandissimi e preziosi che erano stati promessi, perché diventaste per loro mezzo partecipi della natura divina, essendo sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza". (2 Pt 1,4).

 

Cristo8.jpg (25962 byte)

LA DIVINIZZAZIONE

L'antropologia palamita si inserisce a pieno in quella dei Padri greci, in particolare per quanto riguarda la tricotomia dell'uomo composto di intelletto, di ragione o spirito vivificante e corpo vivificato dallo spirito. Questo permette a Palamas di interpretare l'essere creati "ad immagine di Dio" in termini trinitari. L'uomo è un microcosmo. Afferma Palamas:

"L'uomo - cioè questo grande essere vivente in un piccolo mondo - è il riassunto di tutte le cose, la ricapitolazione delle opere di Dio. Per questo motivo fu creato alla fine di tutte le cose, come facciamo noi quando concludiamo le nostre omelie con un epilogo riassuntivo. Infatti, potremmo considerare questa sintesi totalizzante rappresentata dall'uomo come una specie di composizione del Verbo sussistente". (Omelia 53, n.56: Christou, Opere di Palamas,XI, 332).

L'uomo ha avuto da Dio molti doni naturali fra cui la grazia naturale, cioè quella collegata all'essere creati ad immagine, questa consente all'uomo di entrare in comunione con Dio. Per quanto riguarda l'uomo nello stato paradisiaco, Palamas riprende un concetto che si trova anche in Gregorio di Nissa, secondo cui l'uomo degli inizi era uguale a quello della fine, rappresentato da Cristo risorto. Se si vuole sapere come era l'uomo all'inizio, dobbiamo guardare come sarà alla fine. L'uomo prima del peccato era immortale (e per lui era una condizione naturale), sempre giovane ed aveva il privilegio della visione di Dio. Tutti questi doni elargiti da Dio all'uomo sono stati, però, corrotti dal peccato. Ma con il peccato l'uomo ha perso solo la somiglianza con Dio, non l'immagine:

"La natura intellettuale e razionale dell'anima, che sola ha intelletto e ragione e spirito vivificante, anche in misura maggiore degli angeli incorporei, è stata creata da Dio stesso a propria immagine. E questo è un fatto immutabile per lei, anche se non conosce la propria dignità e non pensa e non vive in modo degno di Colui che l'ha creata a propria immagine. Perciò, neppure dopo la trasgressione dei progenitori nel Paradiso per mezzo dell'albero - per cui sottostiamo, prima della morte del corpo, a quella dell'anima, che è la sua separazione da Dio -, noi abbiamo cessato di essere somiglianti a Dio; ma non abbiamo cessato di riflettere l'immagine di Dio" (Capitoli 39: Filocalia IV, 83).

Cristo, con la sua morte e la sua resurrezione, ha risuscitato l'uomo, ridonandogli anche la somiglianza con il suo Creatore, ma soprattutto divinizzandolo. Conoscere Dio per i Padri della Chiesa significa "unirsi" a Lui, la tradizione orientale chiama questa unione con Dio, "divinizzazione". L'uomo diventa per grazia ciò che Dio è per natura. I Padri esprimevano questo concetto con l'adagio: "Dio si è fatto uomo perché l'uomo diventi dio". Palamas usa diversi termini per esprimere il concetto della divinizzazione ma quella più ricorrente è "grazia divina". Secondo Palamas la grazia divina è quell'energia di Dio per mezzo della quale Egli scende per salvare tutti coloro che sono trovati degni di essere trasfigurati in Cristo nello Spirito. Palamas della grazia dirà tutto ciò che poi affermerà delle energie divine increate (come per esempio il fatto che la grazia non ha un ipostasi propria). Riprendendo lo Pseudo-Dionigi, Palamas definisce la deificazione come "assimilazione e unione con Dio". L'Autore insiste sul fatto che l'immagine di Dio nell'uomo non è qualcosa di aggiunto, ma gli è costitutiva, l'immagine di Dio nell'uomo è l'uomo stesso. Questo significa che c'è una partecipazione a Dio già nella creazione.

La redenzione di Cristo non è, per Palamas, una "soddisfazione" data alla giustizia divina, ma è la riconciliazione fra la natura umana decaduta e mortale con il Dio vivente, così la Trinità diventa nuovamente accessibile all'uomo in modo immediato, diretto e intimo. L'uomo viene realmente divinizzato, e questa è la condizione indispensabile per la salvezza dell'uomo, con la redenzione la grazia divina, infinita ed increata, diventa realmente nostra.

L'unione ipostatica della divinità con l'umanità è il fondamento cristologico della salvezza e quindi della grazia santificante. In Cristo l'umanità partecipa alla vita increata di Dio, mentre l'umanità di Cristo è "deificata" attraverso l'unione ipostatica; così gli uomini sono realmente divinizzati partecipando alle energie deificanti del Verbo incarnato. Secondo la dottrina palamita l'uomo è divinizzato grazie alle energie divine increate, questo però accade dopo che l'uomo ha percorso un lungo cammino di ascesi e purificazione. Ricordiamo che comunque Gregorio Palamas era un monaco e che la sua teologia è fondata sulla esperienza monastica, questo probabilmente è anche uno dei motivi per cui nelle opere di Palamas si può scorgere una certa diffidenza nei confronti della filosofia, nonostante che egli faccia uso di molti termini filosofici. Al nostro autore così come agli altri Padri della Chiesa non interessa speculare su Dio ma fare la Sua esperienza.

"Egli accoglie in se stesso tutti coloro che vanno a Lui e li rende partecipi della propria gloria e della propria luce, tanto che non possono affatto essere riconosciuti da se stessi soltanto, ma sono come l'aria pura quando è completamente illuminata dalla luce, o meglio, come oro spirituale, autentico della parola, reso incandescente dal fuoco immateriale e divino. "Diventato Dio grazie alla divinizzazione  (...) è sopraffatto dalla grazia dello Spirito, mostra di aver in sé l'unico che opera, Dio, cosicché esiste ovunque un unico e solo operare, quello di Dio e di coloro che sono degni di Dio, o meglio, di Dio solamente", il quale, secondo Massimo, che parla in modo divinamente ispirato, "totalmente pervade in modo conforme al bene di tutti quelli che ne sono degni"." ("L'uomo, mistero di luce increata". Pag. 227-228. Ed. Paoline).

 

La Deificazione: scopo della vita umana

 

 


Home ]