"Dio, il Signore è nostra luce" Sal. 118,27

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Tomo aghioritico

La nozione biblica della luce 

 

La teologia dell'esicasmo

 

Gregorio il sinaita

 

Giovanni Climaco

 

Sull'esicasmo

 

La preghiera esicasta

           

Silvano del Monte Athos

 

 



ALLA POTENTISSIMA E DEVOTISSIMA SOVRANA PALEOLOGA

 

Nulla è così necessario, utile e nel contempo conveniente per coloro che, con la benevolenza che viene da Dio, regnano sul popolo che prende il nome da Cristo, che servirsi del potere del regno che viene da Dio in difesa del regno eterno di Dio, ch’è stato stoltamente abbassato a creatura dai nostri avversari. Ed avendo compreso ciò, quel nostro imperatore, grande e mirabile sotto ogni riguardo, dette prova nell’opera d’aver ricevuto l’impero da Dio, in quanto assunse su di sé uno zelo indiato in difesa del regno di Dio ed abbassò quanti avevano empiamente deciso d’umiliare la sua altezza. E questo, santa sovrana nostra, continua a mostrare apertamente anche il tuo potentissimo regno, attraverso le cose che ora metti in pratica: e, dal momento che l’imperatore non è più tra noi, possa tu portare a compimento questa messa in pratica e distruggere completamente quanti s’oppongono alla pietà religiosa, affinché tu sia pari a lui anche nello zelo in difesa di Dio, così come in tutte le altre virtù.

 

Poiché inoltre, essendo la tua regalissima sapienza mescolata, tra le altre tue virtù, allo zelo mosso da Dio, ci chiedi d’informarti, in modo riassuntivo e per quanto è possibile chiaro, su quanto noi ed i nostri avversari pensiamo ed affermiamo riguardo alla divinissima luce, ebbene, le cose stanno nel modo che segue. In alcune circostanze i santi chiamano deità sia l’essenza di Dio, sia la luce con la quale nostro Signore, sul monte Tabor, splendendo indicibilmente, abbagliò i discepoli ch’erano saliti con lui. Quindi, dal momento che noi pensiamo che questo splendore, manifestatosi a coloro che ne erano degni, era increato, insieme all’essenza superiore ad ogni manifestazione, Acindino, come anche Barlaam, ci accusa di professare due deità increate, una sovrastante e una sottostante, ed afferma, proprio come prima anche l’altro, che la sola deità increata è l’essenza di Dio, mentre quel divino splendore è creato. E poiché afferma che quello splendore è creato, afferma pure che esso è del tutto sottostante; sicché anche lui parla di due deità: una sovrastante ed una sottostante. È chiaro quindi che ci accusa di parlare d’una deità sovrastante e d’una sottostante solo per ingannare chi ascolta. Ma il vero motivo per cui ci accusa è che noi professiamo che quella luce divina ed indicibile, che egli afferma essere creata, è increata, come ci hanno insegnato i padri portatori di Dio e lo stesso Cristo, che con questa luce splendette e la chiamò regno di Dio. Infatti il regno di Dio non è servo e creato: in effetti solo su di esso non è possibile regnare, solo esso è invincibile ed al di là d’ogni tempo e d’ogni secolo.

 

Così quindi noi veneriamo, con il grande Atanasio, un solo Dio in una sola deità, increato non solo per essenza, ma anche nelle proprietà contemplate e teologicamente considerate attorno all’essenza: la potenza, la volizione, la bontà, la luce, la vita e le altre simili, in quanto una sola e la stessa sono, delle tre Persone, sia l’essenza, sia l’illuminazione, sia semplicemente ogni atto ed ogni potenza divina. Acindino, invece, divide ingiustamente in due il Dio uno, in aspetti creati e aspetti increati, e scinde la deità una del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in due deità, estranee e davvero una sovrastante ed una sottostante, dato che chiama sovrastante l’essenza di Dio, in quanto secondo lui è la sola deità increata, e sottostante quella luce, in quanto deità creata. Ma in questo modo rende creata anche l’essenza di Dio: infatti ciò la cui illuminazione è creata non può essere increato. La brevità di questa lettera non è in grado di contenere l’insieme delle malvagie eresie nelle quali egli ricade in questo modo. Come Sabellio, nell’affermare che il Figlio non differisce dal Padre, pose come dottrina che il Padre non ha un Figlio, così Acindino, quando afferma che quello splendore e quell’atto non differiscono in niente dall’essenza di Dio, afferma che l’essenza di Dio non ha un atto. E chi afferma ciò, oltre ad essere messaliano, elimina completamente Dio, mostrando d’essere ateo; infatti, secondo i teologi, ciò che non ha atto non è in alcun modo.

 

Per questo la bocca divina ed adorata del tre volte beato e santo mio signore e imperatore afferma, nel Tomo sinodale, che “gl’iniziati del Signore, saliti sul Tabor, anche se ascesero ad una tale altezza di contemplazione, videro la grazia e la gloria divina, ma non la natura stessa che dispensa la grazia”. Sappiamo infatti, iniziati dai detti divini, che questa è impartecipabile, incomprensibile ed invisibile anche per le stesse somme potenze sovramondane. Ora, coloro che hanno disprezzato sia Dio, sia i santi di Dio, sia quel nostro imperatore per grazia di Dio, sia l’indagine e la condanna sinodali, sia i loro terribili vincoli ed anatemi, bandiscono noi, che pensiamo in modo così rispettoso della pietà religiosa, e quanti pensano come noi, mentre difendono Acindino e quanti, come lui, pensano empiamente il contrario, e li appoggiano in ogni modo, premurandosi d’avere la loro comunione e la loro concelebrazione.


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